Mirwan Suwarso e il Como: il calcio come business, tra sogni e realtà


 Il presidente del Como, Mirwan Suwarso, ha rilasciato una lunga intervista a Calcio&Finanza, nella quale ha rivelato i retroscena dell’acquisizione del club e i piani futuri della società. Una visione che, senza troppi giri di parole, mette il business al centro di tutto, con il calcio visto come strumento per generare profitto piuttosto che come semplice sport.

Un progetto nato quasi per caso Secondo quanto dichiarato dallo stesso Suwarso, l’acquisizione del Como non è stata frutto di un amore viscerale per il calcio italiano, ma di un'opportunità legata a un progetto televisivo: “Cercavamo un progetto per un programma Tv, una sorta di documentario sul calcio. L’Italia piace molto alla gente in Indonesia. Como è stato un caso: cercavamo città vicine a Milano per questioni logistiche. E non volevamo investire in grandissime città”.

Queste parole descrivono un approccio imprenditoriale ben lontano da quello romantico dei tifosi, che vedono nella loro squadra una passione tramandata di generazione in generazione. Como, dunque, scelto quasi per caso, più come una location strategica che come un club da riportare in alto per la gloria sportiva.

Il calcio come Disneyland: il parallelismo con la Disney L’idea di Suwarso è chiara: trasformare il calcio in un business, sfruttando la visibilità globale del Lago di Como. “Vogliamo trasformare il calcio in un business. È un catalizzatore, ma serve un ecosistema equilibrato. Il Lago è un marchio globale, sarebbe sciocco non sfruttarlo”. Parole che fanno capire come il Como non venga visto solo come una squadra, ma come un brand da valorizzare.

L’esempio più eclatante del pensiero del presidente arriva dal suo curioso paragone con la Disney: “Per noi il calcio è come Disneyland, la divisione parchi”. Un concetto che può sembrare stravagante, ma che riflette perfettamente la nuova direzione che sta prendendo il mondo del pallone. Non più stadi gremiti di tifosi appassionati, ma esperienze immersive e business model integrati con il turismo e il commercio.

Il futuro del Sinigaglia: un centro turistico, non solo calcio Tra le idee del presidente c’è anche la trasformazione dello Stadio Sinigaglia, che secondo Suwarso deve diventare un luogo utilizzabile 365 giorni all’anno: “Se dovessimo ristrutturarlo, dovrà essere utilizzabile tutto l’anno. Il calcio dovrà essere secondario. Ogni anno ci sono 4,8 milioni di turisti in questa zona e, se si dovesse realizzare questo progetto, credo che il Comune vorrebbe trasformare lo stadio in un centro di aggregazione per la comunità e per i turisti”.

Insomma, il calcio non più come evento principale, ma come contorno a un progetto economico più ampio. Un’idea che, se da un lato può sembrare innovativa e moderna, dall’altro stride con quelli che dovrebbero essere i valori fondamentali di questo sport. Il pallone che rotola sul prato non è più il cuore pulsante, ma solo un ingranaggio in un sistema dominato dal dio denaro.

Quando il business supera il calcio Questa intervista evidenzia in maniera chiara come il calcio moderno stia cambiando radicalmente. Non più passione, sacrificio e amore per i colori, ma strategie di mercato, marketing e brand awareness. Il Como è solo l’ennesimo esempio di una trasformazione che sta investendo il calcio mondiale, con club sempre più orientati al profitto e sempre meno legati ai valori sportivi tradizionali.

I tifosi possono solo sperare che, nonostante tutto, il cuore del calcio rimanga ancora in campo, tra i giocatori e sugli spalti, e non solo nelle fredde stanze delle strategie finanziarie.

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